La Foxconn è assurta all’onore delle cronache per i 13 suicidi del 2010 avvenuti nelle fabbriche-dormitorio di Shenzhen; alcuni dopo solo poche settimane dall'assunzione, tutti giovani, tutti residenti all'interno dei campus.
L'associazione noprofit SACOM (Students & Scholars Against Corporate Misbehaviour), con sede a Hong Kong, dal 2005 lavora per denunciare le condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi. Tra marzo ed aprile ha visitato alcuni stabilimenti del gigante hi-tech dell'assemblaggio di cellulari tavolette laptop e server, che lavora per Apple ma anche per altri colossi come HP, Sony, Motorola, Nokia o Dell. Questa una estrema sintesi degli incredibili risultati del report.
Ordine militare: senza alcuna motivazione apparente, gli operai sono tenuti in piedi sull'attenti e invitati a girarsi sul fianco per tempi prolungati, inoltre gli errori vengono puniti con la pubblica gogna. Ritmi inumani: le ore di lavoro vanno passate in piedi (anche per 10 ore di fila), senza parlare con i colleghi, spronati a produrre sempre più velocemente, facendo slittare l'orario delle pause, per disincentivare l'«usanza» del pranzo. Straordinari non pagati (anche 100 ore in più ogni mese); impossibile lagnarsi con i superiori; mancanza di protezioni adeguate contro l'esposizione a polveri sottili; carenza di informazioni sui prodotti chimici usati.
Ma soprattutto ed addirittura un patto di «non-suicidio» per i nuovi assunti. Sono lettere in cui i dipendenti si impegnano a non farsi male deliberatamente e promettono di non chiedere remunerazioni aggiuntive in caso di incidenti ed in cui si spiega che anche le loro famiglie non avranno maggiori introiti se i dipendenti decideranno di togliersi la vita.
[da un articolo di Eva Perasso - 09 maggio 2011]





